sara77
Ore 7.30 del mattino di una normale giornata infrasettimanale, suona la sveglia, mi giro nel letto spegnendola ancora assonnata: una nuova giornata sta iniziando.
Mi alzo, ancora nuda, vado in bagno con la flemma portata dal torpore del mattino, doccia e poi di fronte allo specchio per un trucco essenziale. Torno in camera e qui la domanda fatidica di ogni giorno: “cosa mi metto?” Perlustro alla veloce armadi e cassetti; la giornata, per essendo primavera inoltrata, è abbastanza fresca ha appena smesso di piovere.
Mi piace andare in ufficio sempre elegante per cui mi vesto di tutto punto: scelgo di intimo un completino di raso nero, reggiseno e perizoma, in pizzo; collant velati neri; sopra gonna a portafoglio a mezza coscia nera, maglietta rossa a maniche lunghe scollata “il giusto”; per completare stivali in velluto neri appena sotto il ginocchio con tacco. Passaggio veloce davanti allo specchio, soprabito, ed eccomi pronta ad una giornata di lavoro come tante. Quello che non sapevo era che proprio quella giornata mi avrebbe riservato delle inattese, ma piacevoli sorprese, andiamo per gradi.
Arrivo in ufficio leggermente in anticipo, come mia abitudine, mi sistemo alla mia scrivania, accendo il pc, controllo la posta; la mattinata trascorre noiosamente nel disbrigo di qualche pratica, un paio di telefonate. Il tempo fuori resta uggioso nonostante non piova. Insomma una di quelle giornate dove vorresti essere a casa sotto le coperte anziché in ufficio a far finta di lavorare.
Nella ditta, io e la collega che divide l’ ufficio con me, siamo proprio attigui a quello del capo che si trova alla nostra destra avendo anche una porta direttamente comunicante con noi.
Già la situazione non invogliava a essere particolarmente volenterosi nel lavoro quando, verso mezzogiorno, ormai contavo i minuti che ci separavano dalla pausa pranzo, entra il capo:
“ragazze, una di voi deve fermarsi, dobbiamo fare delle consegne urgenti, preparare le bolle e andare in magazzino per mandare via subito il materiale!”
I secondi che passano sono eterni io e la collega ci guardiamo per un attimo negli occhi. Il comune pensiero era: “Che palle!!!”. Lei però, più pronta di me, prende la parola: “Saraaa….dai….resta tu che io devo…” con voce suadente, inventandosi su due piedi, una qualche commissione urgentissima che non avrebbe potuto aspettare neanche un attimo di più, pena non so quale tipo di disgrazia. Onde evitare la completa estinzione del genere umano se lei non avesse potuto adempiere a quell’ obbligo (ovviamente sono sarcastica), le rispondo “Va bene, vai, per questa volta resto io, ma la prossima….”; interrompendomi: “Grazie! Grazie! Ti devo un favore! Sei un’ amica!....” e tutta una serie di manfrine mielose per addolcire la pillola.
Passa ancora un’ ora durante la quale finisco di preparare i documenti; nel mentre gli uffici si erano svuotati, chiamo sotto in magazzino per dire che le bolle sono pronte:
Io: “Venite a prendere le bolle sono pronte!”
In tutta risposta uno dei due magazzinieri: “siamo incasinati! Sono andati tutti in pausa. Portale giù tu!”
Bene penso subito io, la giornata era iniziata “così così” ma stava continuando peggio: mi prendo i documenti, esco dall’ ufficio e scendo.
Per arrivare al magazzino, si devono scendere due rampe di scale, sentivo solo l’ eco dato dai tacchi degli stivali; non un rumore erano davvero usciti tutti: di norma, anche durante la pausa, resta sempre qualcuno a finire del lavoro arretrato, oggi deserto.
Arrivo di fronte alla porta che porta al magazzino che era aperta. Entro e vedo i due magazzinieri che stavano trafficando con gli scatoloni. Che dire, nonostante fossero colleghi non li conoscevo molto bene; ci si incontrava, neanche sempre, causa orari diversi tra impiegati e operai, all’ entrata o all’ uscita, con un “ciao” come massima conversazione. Ogni tanto alla macchinetta del caffè: due battute e una risatina di rito quasi sforzata.
Resto sulla porta qualche istante a guardare. Il primo, più giovane sui vent’ anni, capelli corti castani, un bel fisico, tornito dal lavoro ma non palestrato, di aspetto gradevole, altezza media.
Il secondo, più maturo circa quarantenne, anche lui capelli corti scuri, tendenti al brizzolato, fisico normale e braccia abbastanza muscolose. Ambedue vestiti con jeans e maglietta, per intenderci, tipo polo, sudati per il lavoro nonostante il clima rigido.
Quest’ ultimo, mi vede vicino alla porta e si avvicina. Io tutta fighettina, vestita come ho descritto, mi incammino verso di lui in tacchi alti. Siamo ormai vicini quando inavvertitamente inciampo e tutti i documenti finiscono in terra. Mi accovaccio per raccoglierli la gonna a portafoglio si apre e metto in mostra praticamente tutte le cosce, ma dall’ alto sicuramente si poteva vedere dentro la mia scollatura. Il più maturo che mi stava vicino mi dice “aspetta che ti aiuto!”
Si accovaccia anche lui a raccogliere le carte, ma sento i suoi occhi che mi esplorano, mi spogliano con lo sguardo; la cosa scatena in me una forte eccitazione, mi piace essere desiderata.
I miei movimenti si fanno lenti, mi piace assaporare quel momento e farlo impazzire, nel mentre anche il giovane si avvicina e anche lui si offre di aiutare: neanche fosse crollato un intero archivio.
Sento anche i suoi occhi che esplorano ogni centimetro del mio corpo la situazione mi piace e trascorro molto più tempo del necessario a raccogliere tutto facendo attenzione di girarmi in maniera tale che possano vedere bene ciò che gli interessa.
Passa poco tempo ma mi sembrano attimi interminabili, ci alziamo quasi all’ unisono, gli lascio i documenti con un “grazie” e ritengo finito quel momento di particolare piacere, ma mentre stavo per andarmene interviene il più maturo :
“Sei stata gentile a venire, dai che ti offriamo un caffè” e rivolgendosi all’altro “vai a prenderne tre”
Nell’ attesa ci sediamo sugli scatoloni, lui di fronte a me. Vedo in quell’ occasione la possibilità di continuare il mio gioco iniziato poco prima, accavallo molto lentamente le gambe, con cura mi accarezzo i collant passando delicatamente con la mano dal ginocchio al fondo della coscia quasi con noncuranza. Evidentemente i miei gesti non passano inosservati perchè sento un tremore nella sua voce e il suo viso arrossisce notevolmente.
In quel momento arriva il ragazzo con i caffè, me lo porge e si siede anche lui fronte a me, non mi sembra vero di avere due uomini davanti che posso far impazzire dal desiderio. Imperterrita continuo col mio gioco e voglio dar loro il colpo di grazia: mi distendo all’ indietro per buttare nel cestino il bicchierino e nel movimento allargo, tirandole un poco su, le gambe in maniera indecente: sentivo il perizoma che ormai si era fatto sottile ed infilato tra le labbra della mia figa.
Erano tutti e due senza parole dopo quella scena; mi sono alzata quasi con indifferenza e quando stavo per andarmene, l’ attempato mi prende con un movimento repentino per la vita e mi trovo distesa sulle sue gambe con la testa a ciondoloni e il culo in aria, mi tira su la gonna e mi molla due schiaffi sul culo.
“Che cazzo pensavi? Di farci tirare il cazzo e andartene così? Troia!” e mi dà altri due schiaffi.
“Scommetto che sei bagnata...Vero?” e così dicendo mi infila la mano tra le cosce.
“Lo sapevo sei fradicia!” e inizia a massaggiarmi la figa da sopra il collant a toccarmi con foga il culo mentre con l’ altro braccio mi teneva ferma sulle sue ginocchia.
In un attimo gli dico: “Cosa mi vuoi fare? Lasciami!” ma senza indugio mi rifila altri due schiaffi sul culo che doveva ormai essere arrossato. Nel contempo l’ altro che era evidentemente ancora spaesato dalla situazione si sente dire: “Dai cretino tira fuori il cazzo! E mettilo in bocca a questa troia! Gli facciamo passare la voglia di fare la fighetta!”. Lui ancora un po’ spiazzato si sbottona i jeans e tira fuori il cazzo, si avvicina alla mia faccia e io cerco di ritrarmi dicendo: “ NO! NO! Non voglio!” e subito altri due schiaffi sul culo: “succhia il cazzo puttanella che ti piace!”; il giovane in quel momento mi prende per i capelli e mi infila il suo cazzo in bocca come se mi volesse scopare.
Il secondo non smetteva di toccarmi con forza nelle parti intime finchè con la mano prende il collant e lo strappa proprio all’ altezza del cavallo, mi scosta il perizoma e mi infila il dito medio nella figa: “Lo sapevo! Stai godendo! Sei bagnata!”. Mentre l’ altro continua a scoparmi in bocca tenendomi per i capelli lui va su e giù col dito dentro la mia intimità aggiungendone prima un altro e poi un terzo: adesso stavo davvero godendo molto mi sentivo colare da tanto ero eccitata. Ormai ogni mia finta resistenza era vinta volevo godermi quel piacere.
Dopo alcuni minuti in quella situazione, il più maturo, che aveva assestato un paio di colpi violenti con le dita quasi da penetrarmi con tutta la mano, le sfila tutte bagnate: “Adesso vediamo se questa fighetta è aperta anche nel culo!” così dicendo si abbassa leggermente e mi sputa proprio in mezzo alle chiappe e con la mano salma per bene la saliva. In quel momento ho come un sussulto ma tra lui che mi teneva fermo col braccio poggiato sulla schiena e il cazzo dell’ altro in bocca non ho potuto fare niente. Col medio mi massaggio il buco in maniera circolare e infila il dito nel mio culo a me sfugge un “mmmmm” strozzato dal pompino che stavo facendo e lui: “guarda, guarda alla signora piace prenderlo nel culo!” il movimento della sua mano si fa sempre più veloce, tira fuori il dito e senza indugio ne infila due e poi tre: “Sei aperta! Ti piace farti inculare? Vero troietta?” Avevo paura che volesse infilarmi tutta la mano, ma fortunatamente inizia a scoparmi selvaggiamente con le tre dita, io mi sentivo scoppiare e continuavo a venire, sembrava che mi pisciassi addosso da quanto erano abbondanti i liquidi che uscivano dalla mia intimità.
All’ improvviso dice al ragazzo: “ sdraiati a terra che adesso la scopiamo per bene”.
Il giovane senza protestare sfila il cazzo dalla mia bocca e si distende in terra, l’ altro di peso mi solleva e mi impala sopra di lui, la mia figa è così fradicia che non fa fatica ad entrare; l’ altro tira fuori la sua attrezzatura e lo infila in bocca anche lui come per scoparmi, tre o quattro pompate ed esce, si mette alle mie spalle e con uno spintone mi sdraia sul ragazzo mettendosi carponi dietro di me: “adesso ti inculo? È la prima volta che becchi due cazzi assieme?” ansimante gli dico: “si,si” prontamente alla mia risposta, uno schiaffo sulla chiappa: “Non prendermi per il culo! una troia come te ne prende almeno tre alla volta, dillo che ti piace puttana?” un altro schiaffo : “si sono una troia e mi piace”. Senza aggiungere altro si sputa su una mano e la passa come per farsi una sega sul cazzo, mi allarga con le mani le chiappe sputando nuovamente nel mio solco; punta la cappella sul mio sfintere spingendo con forza: “no mi fai male!” supplico io, ma ero in loro mercé con un colpo secco mi infila tutto il cazzo nel culo: “Ahh siii! Ti sfondo il culo troia” e inizia a scoparmi con tanta animalesca foga, assestando una serie i colpi violenti , che quasi mi sfila il cazzo del ragazzo dalla figa; il quale nel mentre era rimasto praticamente fermo per agevolare l’ ingresso del collega nel mio culo. Sento che il ragazzo non resiste più e da fermo viene riempiendomi la figa di sborra con solo un gridolino soffocato, il suo seme si mischia al mio, l’ altro da dietro sempre più arrapato continua a scopare il mio culo, mi prende per le tette e mi stringe forte i capezzoli riempiendomi di insulti di tutti i tipi: puttana, troia, vacca, pompinara ecc. La mia faccia trasudava tutto quel grande piacere che provavo, il ragazzo mi guardava godere ancora dentro di me, mi sono abbassata su di lui con la lingua gli leccavo le labbra. Mi sentivo esattamente come diceva quel porco e mi piaceva da morire: in quel momento essere oggetto di quegli epiteti rispondeva al vero e così mi sentivo.
Mi sta scopando in culo, ma anche lui è al limite: “Ti riempio il culo di sborra troia” e io: “si sfondami sborrami in culo come le puttane!”; sento il suo seme che con l’ ultima robusta spinta mi inonda il retto. Stremato sfila il cazzo dal mio culo e si siede in terra; io mi alzo e sento la sborra che cola dai miei buchi. Anche il ragazzo si siede affianco all’ altro e mi dice: “se vuoi usa il nostro bagno, la porta è quella la” indicandomi un punto del magazzino.
Entro in bagno con la volontà di ricompormi un po’, ma vedo come sono ridotta: i vestiti pieni di chiazze di sudore dei due, i collant rotti, con rivoli di sborra e miei umori che mi hanno imbrattata fino agli stivali, col trucco ormai sciolto anch’ esso dal sudore; decido di darmi una veloce lavata e provare a raggiungere la mia borsetta in ufficio sperando che non sia ancora tornato nessuno dalla pausa pranzo. Mi risistemo la gonna cercano di coprire i collant strappati. Per le scale tutto bene. Arrivo nell’ ufficio nessuno: fantastico sono fortunata. Prendo la borsetta e vado in bagno, entro e infarto: vedo la mia collega dirimpettaia: “La prossima volta mi fermo io per gli straordinari!vedo che non sono così pesanti” andandosene con un sorriso chiosa: “Sei una troia!”
giuseppe
#1
<p>Dimmi che e stata una tua fantasia </p>
conigliocurioso
#2
<p>bellissima storia..mi hai fatto venire il cazzo durissimo :D</p>
sara77
#3
<p>Questo racconto è di fantasia in effetti</p>